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Ciao!!! Siamo ancora noi
della scuola elementare di Osnago. Vi auguriamo una buona
guarigione!!! Per farvi divertire abbiamo preparato un bell'
indovinello: "Che cosa fa una caramella in mezzo a un campo di
calcio? Viene scartata!!". Scriveteci presto. Ah, dimenticavamo, i
nostri nomi sono: Gianluca, Daniele e Ilenia. Ciao e a presto!!!!
Ciao! Noi siamo ragazzi di Osnago:Andrea,Roberto,Luca,Sara e
Giorgia. Adesso vi raccontiamo qualcosa che vi potrebbe farvi
ridere, una barzelletta:"Sai cosa vuol dire avere uno scheletro
nell'armadio?........Un carabiniere che ha vinto a nascondino!".
Raccontacene una tu!!!!! Scrivici presto! Tanti in bocca al lupo per
la tua salute!!!!!
Ciao siamo dei ragazzi della scuola Elementare di Osnago. Per
rallegrarvi vi raccontiamo un colmo: " Qual è il colmo per un
pidocchio? Partecipare ad una corsa ciclistica e essere in testa a
tutti". Ciao e Buon Natale a tutti, felice anno nuovo e un ottima
guarigione. Mi raccomando .....scriveteci.
Carissimo/a....non sappiamo il tuo nome!!!! Noi ci chiamiamo:
Giovanni, Fabio e Laura. Per rallegrarti abbiamo pensato di
raccontarti una simpatica barzelletta:" Sai perchè i gatti hanno
imparato a vedere al buio????? Perchè non arrivano agli
interruttori!!!!". Ciao! Torna a casa presto!!!! Quando puoi
scrivici....il nostro e-mail te lo darà Meco. Un baciottone a
tutti......e a presto scrivici!!!!! I bambini di IV
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L’appendicite
Mi ricordo che, quattro anni fa, quando avevo sei anni, andai al
pronto soccorso dell’ospedale di Merate. Continuavo a sentire male
alla gamba destra, allora una dottoressa mi visitò.
Disse che avevo l’appendicite, perciò il giorno dopo ritornai in
ospedale. Allora non capivo bene che cosa fosse questa appendicite,
ma ero contenta di andare all’ospedale, perché avrei saltato la
scuola. Appena arrivata attesi di fare un controllo, dopo mi misero
in camera con due fratelli, malati di appendicite come me, ma di età
maggiore. In quel momento mi sentii molto triste, perché avrei
voluto stare con delle bambine della mia età.
Conobbi, comunque, Eleonora, Paola e Marta, anche loro con il mio
stesso problema e ricoverate nello stesso reparto. Paola e Marta
erano però ormai guarite e pronte per tornare a casa, mentre
Eleonora doveva restare ancora in ospedale.
Io fui molto contenta di questo, però la mia contentezza finì
presto, perché, dopo l’operazione, mi portarono nel reparto degli
adulti, pieno di anziani ed anche se ricevevo tanti regali dai miei
parenti, che venivano a trovarmi, volevo tornare a casa. Dopo
quindici giorni finalmente tornai sana e felice. Devo dire che
all’ospedale non risono trovata male, a parte il cibo, però io penso
che sarebbe meglio mettere insieme, nella stessa camera, bambini
della stessa età.
I bambini tra di loro si intendono!
All’ospedale
Cinque anni fa, dovetti andare all’ospedale per essere operata di
tonsille ed adenoidi.
Il giorno che entrai all’ospedale a Merate, mi operarono subito. La
prima notte dormii malissimo e così anche la seconda. Nella mia
stessa camera c’era una simpatica bambina di nome Michela, di
quattro anni. Per mia grande fortuna Michela restò tre giorni in
ospedale, come me, così diventammo amiche. L’unico ricordo che ho è
quello che giocammo con le Barbie. Sono stati tre giorni divertenti,
anche se, però, volevo tornare a casa.
La mattina dell’ultimo giorno, io e Michela ci salutammo per tornare
ognuno a casa propria. Anche se ci eravamo promesse che ci saremmo
riviste, non ci siamo più incontrate e questo mi è dispiaciuto.
Ylenia.
Settimana bianca
Tre anni fa sono andata all’ospedale perché dovevo essere operata di
tonsille, ma quella “settimana bianca” non mi è proprio piaciuta.
Nella mia camera non c’era nessuno con cui giocare ed il cibo non mi
piaceva. Non mi andavano soprattutto le pere cotte che, al
contrario, piacevano moltissimo al bambino che era accanto a me. Non
so proprio come facesse a mangiarle! La sfortuna ha anche voluto che
finissi all’ospedale proprio nei giorni intorno a Natale. Però,
fortunatamente il tempo è passato in fretta ed io sono tornata a
casa dai miei familiari. Alice
Marco in ospedale
Sono Marco, un superstite dell’ospedale. Vi voglio raccontare perché
sono andato a fare la settimana bianca con un albero attaccato al
braccio.
Un mattina di marzo andai all’ospedale con un forte mal di pancia,
dopo una “rigurgitata” notturna alla luce della luna piena. Ero
quasi svenuto, quindi non ricordo bene come arrivai lì, ma ricordo
terribilmente che mi fecero fare il giro dei reparti su un lettino,
con la flebo attaccata al bracco sinistro, alla ricerca dei dottori
che mi dovevano controllare ed esaminare.
Morale: alla fine mi ricoverarono e per mia sfortunatissima
sfortuna, in camera con un bambino che continuava a lamentarsi,
giorno e notte e con un altro bambino piccolo che piangeva mattina e
pomeriggio, e a me non rimaneva un minuto per riposare. Giorno dopo
giorno passarono ben due settimane, quindi mi spedirono a casa “per
posta prioritaria”: ero sfinito, più di prima.
Io penso che i giovani pazienti dell’ospedale debbano essere divisi,
dai più piccoli ai più grandi, in modo che ognuno possa stare con
bambini che abbiano più o meno la stessa età.
Marco
Una brutta esperienza
Era una mattina d’inverno, di due anni fa, non ricordo però
precisamente il giorno. Invece di uscire per andare a scuola con i
miei compagni, presi la via dell’ospedale di Merate. Dovevo essere
operata di appendicite; appena arrivata mi dovetti cambiare e
infilare un pigiama per fare gli esami clinici.
Fu una giornata molto faticosa; arrivò la sera e dormii per la prima
volte nella mia vita in una camera d’ospedale, insieme ad altri due
bambini.
I miei compagni di stanza, però, il giorno seguente tornarono a
casa. In fondo ero contenta per loro, però io ero un po’ triste,
perché perdevo la compagnia. Per fortuna c’erano mia mamma e mio
papà che, a turno, restavano con me.
Mi operarono il giorno dopo; avevo molta paura. Dopo una settimana
tornai a casa. Ma per sfortuna un punto della ferita mi fece
infezione e rimasi a casa solo un giorno. Tornai in ospedale e
dovettero di nuovo operarmi, ma questa volta d’urgenza. I giorni
seguenti non potevo neanche mangiare, allora mi misero il cibo nella
flebo.
Dopo un’altra settimana di degenza, tornai a casa e questa volta
definitivamente.
Anna
All’ospedale con urgenza
Esattamente un anno fa, all’età di nove anni, fui operata d’urgenza
di appendicite. Quando arrivai in ospedale, mi fecero degli esami e
poi mi misero in un lettino in un reparto con bambine e ragazze. I
primi giorni potevo solo bere, poi dopo l’operazione iniziai anche a
mangiare. Ricordo che mi portarono mele cotte, purè e pastina.
Qualche giorno dopo, i dottori passarono a controllare se stavo bene
e videro che ero in piena forma; decisero di mandarmi a casa. Io fui
molto felice, perché non vedevo l’ora di tornare dai miei amici.
Sara
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